Ria Kurumi, nata il 21 agosto 1998 nella prefettura di Kanagawa, ha iniziato il suo percorso nel mondo dell’intrattenimento per adulti nel 2017. Cresciuta in una famiglia conservatrice, ha sviluppato presto un interesse per l’espressione artistica attraverso la fotografia e la danza. Durante l’ultimo anno di liceo, ha scoperto casualmente un annuncio per un provino di una casa di produzione locale; spinta dalla curiosità e dalla voglia di indipendenza economica, ha deciso di partecipare. L’esperienza iniziale è stata destabilizzante, ma ha trovato un ambiente professionale che le ha permesso di esplorare la propria sessualità in modo controllato. Dopo il primo contratto, ha scelto di abbandonare gli studi universitari per dedicarsi completamente a questa carriera, consapevole delle critiche ma determinata a costruire un’identità autonoma.
Nei primi mesi, Ria ha lavorato principalmente per la casa produttrice Moodyz, specializzata in scene di genere romantico e leggero. Inizialmente si sentiva a disagio davanti alla telecamera, ma grazie al supporto dei registi e dei colleghi ha imparato a gestire l’ansia. La sua prima scena, pubblicata nell’aprile 2018, è stata girata con un attore esperto che l’ha guidata nei movimenti. Ria ricorda quel giorno come una prova di resistenza emotiva: “Piangevo tra una ripresa e l’altra, ma sapevo che era una scelta mia. Volevo dimostrare che potevo farcela”. Con il tempo ha sviluppato una routine di preparazione mentale, basata su esercizi di respirazione e visualizzazione, che le ha permesso di distinguersi per naturalezza e spontaneità. Entro la fine del 2018 aveva già girato oltre venti produzioni, ottenendo recensioni positive per la sua capacità di trasmettere vulnerabilità.
Nel 2020, dopo aver accumulato esperienza nel mercato giapponese, Ria ha accettato una proposta per collaborare con una piattaforma occidentale specializzata in contenuti interattivi. Ha dovuto affrontare una nuova barriera linguistica e culturale: le riprese in inglese e le richieste di performance più estreme rispetto agli standard nipponici. Per prepararsi, ha seguito un corso intensivo di lingua e ha studiato i metodi di regia europei. La prima produzione internazionale, girata a Los Angeles, l’ha messa alla prova fisicamente a causa delle lunghe ore di lavoro e del fuso orario. Tuttavia, questa esperienza le ha aperto le porte a un pubblico globale. Ria ha dichiarato in un’intervista: “Ho capito che il mio corpo non è solo uno strumento di piacere, ma un mezzo per comunicare emozioni universali”. Da allora ha alternato lavori in Giappone e all’estero, mantenendo una filosofia personale basata sul rispetto reciproco con i colleghi.
Con l’aumento della popolarità, Ria ha dovuto affrontare lo stigma sociale e la pressione dei fan. Sui social media ha scelto un profilo basso, condividendo solo aggiornamenti professionali e rifiutando di pubblicare foto di vita privata. Ha raccontato di aver perso alcune amicizie dopo che le persone hanno scoperto la sua professione, ma di averne costruite di nuove all’interno del settore. Nel 2022 ha avuto una breve relazione con un tecnico delle luci incontrato sul set, ma l’ha interrotta perché sentiva che la relazione interferiva con la concentrazione lavorativa. Oggi vive da sola in un appartamento vicino a Tokyo, dove coltiva la passione per la cucina vegana e la meditazione. Non ha intenzione di abbandonare l’industria nel breve termine, ma sta già pianificando un futuro impiego come consulente per la gestione di carriera di nuove attrici, sfruttando l’esperienza maturata in questi anni.
Nonostante la facciata sicura, Ria ha attraversato periodi di burnout, specialmente tra il 2021 e il 2022, quando il ritmo di produzioni era insostenibile. Dopo aver accusato dolori alla schiena e insonnia, ha deciso di ridurre il carico di lavoro a due scene al mese, privilegiando progetti di qualità. Ha anche subito un tentativo di cyberbullismo da parte di un ex fan ossessivo, che l’ha costretta a cambiare numero di telefono e a rafforzare la sicurezza del profilo. In quel periodo, il supporto di una psicoterapeuta specializzata in disturbi legati al lavoro sessuale è stato fondamentale. Ria ha imparato a dire di no a richieste che non si sentiva di accettare, come scene con attori non verificati o ambienti non sicuri. Oggi considera quelle difficoltà come una scuola di autostima e confini personali.
Ria Kurumi è consapevole che, a differenza di altre professioni, l’industria per adulti è spietata con l’età e le trasformazioni fisiche. Ha dichiarato di aver fatto pace con i cambiamenti del suo corpo dopo aver superato i 25 anni: “Non voglio ricorrere a chirurgia estetica per rimanere competitiva. Preferisco che il pubblico veda una donna reale”. Ha quindi adottato una routine di allenamento leggero e alimentazione equilibrata per mantenere la salute senza ossessioni. Negli ultimi due anni ha rifiutato offerte di ingaggio per scene che prevedevano eccessivo dimagrimento o trucco pesante. Questa decisione ha ridotto le sue possibilità di casting con alcune case, ma ha attirato l’attenzione di registi indie che apprezzano l’autenticità. Per Ria, la carriera non è più una questione di numeri, ma di espressione artistica e rispetto di sé.
Attualmente Ria sta collaborando con una regista emergente per una serie di cortometraggi a sfondo documentaristico, in cui interpreta se stessa mentre riflette sulle esperienze passate. Ha in programma di pubblicare un libro autobiografico entro il 2026, scritto in collaborazione con una ghostwriter, incentrato sul tema della libertà sessuale femminile in Giappone. Nel tempo libero frequenta corsi di ceramica e ha aperto un piccolo canale Patreon dove condivide pensieri sulla creatività senza mostrare il viso. Nonostante le pressioni del mercato, continua a rifiutare offerte per contenuti che considera degradanti. Il suo obiettivo a lungo termine è diventare un punto di riferimento per le giovani che entrano nel settore, offrendo consulenza legale ed emotiva gratuita. Ria dice di sentirsi grata per ogni fan che l’ha capita e per i registi che l’hanno trattata come una professionista, non come un oggetto.